17 05 2012
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05 March 2012 14:41:00


Plenilunio
Mi scopro più superficiale nella lettura. Mi capita sempre più raramente di entrare così tanto in una storia da dimenticare tutto per essere lì spettatrice e interprete nello stesso istante. A volte mi tornano alla mente quelle sensazioni che avevo provato nel leggere un libro e, allora, vado a ricercare quella pagina per scoprire se è proprio come la ricordavo e solo un’illusione del mio ricordo. Fa parte di queste un racconto di Maupassant che stasera sono andata a ricercare perché non ne ricordavo neanche il titolo ma solo quella meravigliosa, o tale mi pareva nel ricordo, descrizione della passeggiata di due innamorati al chiaro di luna lungo la riva di un fiume. Sono andata a ricercare quelle pagine. Nel mio libro di racconti il titolo è “Plenilunio” ma credo che in altri sia stato tradotto proprio “Chiaro di luna”. Meravigliosamente poetico come lo ricordavo. Ve ne trascrivo qualche parte, sono poche pagine, e tralascio tutto l’antefatto, anche se è da leggere per comprendere la capacità che ha questo raffinato scrittore di portarci da una situazione popolaresca alla più elevata poesia in quattro o cinque pagine. Ma ecco le sue parole:

Miquel Barceló, Plenilunio, 2003
“In fondo, seguendo le ondulazioni del fiumicello, serpeggiava una lunga fila di pioppi. Un vapore fine e bianco, solcato, tinto d’argento e reso lucente dai raggi della luna, era sospeso intorno e sulle sponde avviluppando il corso tortuoso dell’acqua con una specie di ovatta leggera e trasparente.Il sacerdote si fermò un’altra volta, pervaso da una commozione crescente ed irresistibile.Lo prese un dubbio, una vaga inquietudine; sorgeva in lui una di quelle domande che talvolta si poneva.Perché Dio aveva fatto tutto ciò? Se la notte è destinata al sonno, all’incoscienza, al riposo, all’oblio di tutto, perché farla più bella del giorno, più dolce dell’alba e della sera; e perché quell’astro lento e incantevole, più poetico del sole, che pare destinato per la sua discrezione, a illuminare cose troppo delicate e misteriose per la luce del sole, perché rendeva le tenebre così trasparenti?[…]Don Morignon non capivaEd ecco che in fondo alla prateria, sotto la volta di alberi bagnati di nebbia lucente, apparvero due esseri che camminavano stretti”.Se poi lo leggete con il sottofondo di Beethoven non stupitevi che vi giudichino un pochino "fuori dal tempo". 

03 March 2012 14:20:00




I “Pesci d’oro” di vanni Scheiwiller

Un affresco della Sala dei Legisti
Grande Scheiwiller. I suoi “pesci d’oro” hanno brillato più che mai in occasione della presentazione del libro edito da Volumnia edizioni “Vanni Schewiller editore europeo” a cura di Carlo Pulzoni, presentato nella sala dei Legisti di palazzo Baldeschi a Perugia venerdì 2 marzo. A parlare del volume, raccolta di testimonianze saggi critici ricordi di amici, e conclusione di un percorso iniziato nel 2008 con una mostra dedicata all’editore milanese in questo stesso luogo, due conferenzieri di eccezione, soprattutto per quello che riguarda la “passione” e la competenza sull’oggetto libro: Alessandro Campi e Oliviero Diliberto coordinati da Maurizio Tarantino.

da sinistra Campo - Diliberto - Tarantino - l'editore Lupattelli
Approccio da editore, professione avviata ma poi abbandonata, quello di Campi che ha sottolineato l’aspetto “non ideologico” ed “eccentrico” delle raffinate scelte editoriali di Vanni Scheiwiller. Libri piccoli, curatissimi nella veste grafica e tipografica, scelta di autori al di fuori di ogni ideologia, anche in contrasto con il sentire comune del tempo, come le pubblicazioni dei testi di Julius Evola ed Ezra Paund; ma,  anche, un grande fiuto nello scoprire autori che, alcuni decenni dopo, sarebbero stati insigniti del Premio Nobel.“Questo uomo piccolo, indifferente alle mode, lettore onnivoro che girava l’Italia sempre in treno con una borsa piena di scritti, che sceglieva gli autori in base a sentimenti di affinità e di qualità della scrittura– ha detto Campo – è l’editore per eccellenza, un tipo di editoria che va scomparendo per il prevalere di scelte solo commerciali”. Amore per la carta ma senza preclusioni nei confronti delle nuove tecnologie,  quello di Campo, che ha ricordato l’odio per gli stampatori, assimilati ai falsari, nel passaggio dal manoscritto alla stampa. Secondo Campo si può essere editori alla maniera di Scheiwiller sempre “perché- ha spiegato – il ruolo di un editore prescinde dal supporto. Il valore del suo lavoro è nel trovare idee, scoprire autori, realizzare prodotti di qualità.”

Più “fisico” da “cercatore d’oro” che tocca, annusa, fa scricchiolare la carta per assaporarne le differenze, quello di Oliviero Diliberto che ha evidenziato come i libri di Scheiwiller sappiano soddisfare i sensi oltre che la mente. Per Diliberto Scheiwiller  è “l’ultimo degli umanisti” per essere riuscito a riconquistare la tradizione in un rapporto organico con la modernità, per aver saputo esprimere il bello anche fine a sé stesso con la realizzazione di libri belli da vedere prima che da leggere come nel caso di “Milano in inchiostro di china” in cui i versi di Salvatore Quasimodo si alternano con disegni di Attilio Rossi, e per il coraggio di essere stato pioniere con il gusto della scorrettezza. Decisamente restio alle pubblicazioni su web Diliberto in cui il forte rapporto fisico con il libro arriva al piacere di ascoltare il rumore che fa la pagina quando la si tocca. “Perché – spiega – le pagine stampate con il torchio sono tutte diverse”.Le molte voci che il libro curato da Pulzoni riporta, rendono bene quanto evidenziato dai due conferenzieri nei loro interventi, circa questa figura di editore “controcorrente” con i tanti autori che trovarono spazio, a partire dal 1936, nelle sue edizioni All’insegna del Pesce d’Oro aprendo il nostro paese a quanto stava avvenendo nel mondo culturale ed artistico in Europa e oltre.

Un’offerta di salvezza

10 February 2012 15:00:00



Questa volta il mio acquisto casuale mi ha permesso di scoprire un piccolo capolavoro. La prima cosa che mi ha spinto a comprarlo è stato il titolo “Una scrittura femminile azzurro pallido”. Sufficiente per me che amo le lettere, la carta, e tutto quello che di terribilmente melenso queste cose portano con sé. Poi, la copertina, con tanti piccoli fiori. E, infine, la dicitura “grandi romanzi d’amore”. Confesso che l’autore, Franz Werfel, non mi diceva assolutamente niente.
A parte il titolo, il resto rientra sicuramente nel marketing, tutto a discapito di un libro stupendo, una scrittura che ti tiene con il fiato sospeso pagina per pagina tanto che non riesci a smettere di leggere. Io, infatti, l’ho letto tutto d’un fiato.Perché? Perché nella vita di ognuno di noi che sembra procedere tranquilla, senza scossoni, arriva una lettera, magari non azzurra, che, improvvisamente, cambia il senso di tutto quello che stiamo facendo. Rimette in discussione scelte, ci fa confrontare con il nostro passato, ci fa vedere le persone intorno con un occhio diverso e, per un breve istante, ci fa desiderare di essere qualcun altro. Per Leonida, il protagonista del romanzo, alto funzionario della pubblica amministrazione, marito di una ricchissima ereditiera, integrato nella ricca società viennese dei primi anni trenta del Novecento, a cambiare il corso della sua vita è una lettera con “Una scrittura femminile azzurro pallido” .Come rendono poco merito ai libri le trame. In fondo, cosa potremmo dire delle vicende di Leonida, tutte racchiuse nell’arco di una giornata? Che si può pensare di essere padri di un figlio che non sapevamo di avere, un figlio con una parte di sangue ebreo, per giunta, in un momento in cui essere ebrei non è per niente conveniente. Che, per quel figlio, da bravo padre, si sarebbe disposti a mettere in discussione tutto: la carriera e il matrimonio, confessando l’infedeltà alla ricca e innamorata moglie; una vita agiata conquistata dopo anni di assoluta povertà e le proprie idee antisemite. Insomma, ricominciare tutto daccapo. Si può tirare un sospiro di sollievo alla scoperta che si è trattato di un semplice equivoco, tornare nei ranghi  ma “Leonida sa con chiarezza indicibile che oggi gli è stata inviata un’offerta di salvezza, oscura, sommersa, irresoluta, come tutte le offerte di questo genere. Sa di non essere stato capace di raccoglierla. Sa che a questa non faranno seguito altre offerte”



Un'ottima annata

09 February 2012 15:43:00



A chi di voi ha visto il film Un’ottima annatasi sconsiglia la lettura dell’omonimo romanzo scritto da Peter Mayle. Avete presente Russell Crowe che entra dentro il locale più trendy di Londra, con il dito medio rivolto verso l’alto e il sorriso da canaglia, che fa scivolare una mano sulle ginocchia di una che lo guarda mangiandoselo con gli occhi dopo aver guadagnato non so quanti soldi con una speculazione in borsa? Scordatevi tutto questo. Di quel broker di successo, senza scrupoli ma affascinante non c’è neanche il ricordo. Max Skinner è, in realtà, uno sfigato, per quello che riguarda la finanza ovviamente, perché la bella villa in Provenza del vecchio zio Henry la eredita davvero. Ma la storia si incarta in una specie di giallo. Speculatori senza scrupoli truffano sul prezioso vino prodotto nella vigna di proprietà della villa dal fidato contadino mentre il nostro Max intreccia una storia con la proprietaria della trattoria in piazza. Tramina sciapita, intreccio debole. Non ci siamo proprio. Ma volete mettere il solito Russell sulla piccola Smart gialla, che si mette (o si toglie questo non lo ricordo) gli occhiali, gli cade il cellulare, si distrae mandando per aria, senza neppure rendersene conto, la bicicletta con la francesissima Marion Cotillard (semplicemente charmant) Grande Ridley Scott, un amore di film, capace di far desiderare una casa in Provenza  naturalmente con vigna. Magari gli sconosciuti produttori del pregiatissimo Le Coin Perdu.
Un'ottima annata
http://youtu.be/FZ7_aNeGTb4

La Sirenetta

08 February 2012 15:25:00

Sì proprio quella della favola ma niente Walt Disney. Non critico la scelta di rendere sdolcinate tutte le fiabe, che sdolcinate non lo sono per niente, questa vita è a volte così difficile che posso anche condividere l’idea di una fiaba rassicurante però, è come un giallo in cui non c’è l’assassino. Diciamo che, per quanto macabro, ti perdi il meglio.Penso che per nessuna trasposizione cinematografica questo concetto valga tanto come per la Sirenetta almeno per la versione che conosco io e cioè quella pubblicata nel volume Miti leggende e fiabe dell’enciclopedia Garzanti  Il mio amico edizione 1966. Lo so, qualcuno storcerà il naso. In quest’epoca di internet e dvd che senso ha andare a rileggere una fiaba pubblicata ben 44 anni fa (oddio, me la regalarono i miei genitori alle elementari!) però vi assicuro che ne vale la pena.La Sirenetta che tutti conosciamo, la mia è avvenuta attraverso la visione nella versione del famigerato Walt vista da mia figlia, scambia la sua splendida voce per un paio di gambe, dopo qualche traversia riesce finalmente a farsi capire e, come in ogni favola che si rispetti “Vissero tutti felici e contenti” naturalmente tutti meno i malvagi che, almeno nelle favole, si identificano bene.Non è così la Sirenetta di Andersen, e credo che sia proprio la versione originale, che si trova a competere l’amore per il principe con una splendida bruna, che non solo ha perso la voce ma quelle gambe che ha così duramente conquistato le fanno un male tremendo quando cammina. Ma, la cosa più bella è che il desiderio della “piccola sirena” è quello di avere un’anima cosa che è sconosciuta al mondo degli abissi e che, invece, è patrimonio degli uomini. Leggiamo dal libro:
“E perché non hanno dato anche a noi un’anima? – domandò la piccola sirena “Io sacrificherei tutta  la mia lunga vita per poter vivere anche un poco sulla terra e avere un’anima capace di salire al cielo”Essendo Andersen un grande scrittore, e conoscitore degli uomini, come poteva consentire che una sirena, proveniente da mondi sconosciuti, ignoti, che pagano con il mutismo il loro ardire di essere tra gli uomini, acquistare un’anima se non a prezzo di un omicidio? L’uccisione dello stesso principe. L’uccisione dell’amore.Ma la sirenetta viene da un altro mondo, l’amore è sopra tutto: il pugnale cade a terra e le sue membra iniziano a dissolversi.Ma siamo pur sempre in una fiaba, i desideri si esaudiscono sempre:“ma ella ignorava che anche per gli abitanti del mare vi è una vita dopo la morte: si tramutano in spuma, ma poi la spuma si dissolve in aria e dà respiro e vita agli esseri umani.“Dove sono?” chiese la sirenetta sentendosi trasportare in alto e in alto“Nel regno dell’aria” mormorò il vento. “Adesso sei divenuta una sua creatura”“E gli spiriti dell’aria hanno un’anima”“No, ma possono conquistarsela”“E come?”“Con le buone azioni. Possono compierne ogni giorno: rinfrescando le fronti ardenti dei malati, portando nelle case il profumo dei giardini e in tanti altri modi. Allora Dio concede loro una vita eterna e quell’anima per la quale hai sofferto tanto sulla terra”.Alle parole del vento la piccola sirena avvertì dentro di sé una strana cosa: ella, che non aveva mai potuto piangere, si trovò ad un tratto le ciglia piene di lacrime che le scesero lungo le gote e caddero giù nella profondità dell’aria.
Volete qualcosa di più edificante di questo? Da bambina le mie piccole guance si coprivano di lacrime e desideravo ardentemente di avere un’anima.




Cosa è successo tra le due foto? La discesa sulla terra

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